domenica 1 maggio 2011

Guerrilla gardening.


Il nome appare un pò aggressivo, ma il Guerrilla gardening non ha nulla a che vedere con la violenza. Fare guerrilla gardening significa realizzare piccoli atti verdi, ovvero far rivivere spazi abbandonati attraverso le piante e i fiori. Possiamo farla rientrare nella categoria del marketing politico non convenzionale.
Come funziona? È molto semplice: nella nostra città c'è uno spazio abbandonato e triste, senza neanche una pianta o un fiore? Allora è il momento di trasformarsi in un guerrilla gardener e portare un pò di allegria in potenziali giardini per il momento disadorni. Basta passare in zona e, con noncuranza, gettare qualche semino: solo noi sapremo che proprio lì presto nascerà un fiore o solo un pò di erbetta nuova. Questa è la versione "fai-da-te" del guerrilla gardening, ma esistono veri e proprio gruppi di "guerriglieri" dell'ambiente.
A questi gruppi, che portano un pò di colore in aiuole spente, alcune ditte e fioristi regalano le materie prime per entrare in azione: bulbi, semi, terriccio, piante, strumenti di lavoro. I gruppi di guerrilla gardeners si organizzano soprattutto su Internet ed entrano in azione a sorpresa.
Se si vuole far parte di questi gruppi, basta contattare una delle organizzazioni italiane. Se invece si vuole fare da soli, esistono tante tecniche per agire; una di queste è molto divertente e si chiama la bomba di semi, un insieme di terriccio, semi, fertilizzante e acqua avvolti nella carta di un giornale e pronto per essere lanciata sull'obiettivo, un campo abbandonato o un'aiuola che non viene sfruttata.
Ma la cosa importante dopo l'attacco verde è di tornare ad innaffiare regolarmente i semi piantati (o bombardati!), per far crescere in salute le nostre piantine.
Ovviamente il guerrilla gardening è riservato a zone in disuso e non si possono toccare le proprietà private.

domenica 10 aprile 2011

Votare è un....dovere.

“Se volessimo creare scandalo per comparire sui media, avrei tolto questo asciugamano. Ma in politica non tutto vale“, commenta al termine del finto porno la rivale di Montilla. Non ha tutti i torti.

Votare è un piacere.

Questo video è stato lo spot pubblicitario di Montilla, candidato alla presidenza catalana, nello scorso novembre. Ha creato molte polemiche sia all'interno della Spagna che nello stesso partito socialista. La risposta dell'avversaria Montserrat Nebrera non si è fatta attendere.

Dall'occhio alla lingua.


Foto di LuciDO55555
Tratto da Morace
L’identità e lo status delle persone è stato fino ad oggi espresso attraverso un paesaggio di oggetti e prodotti ancorati all’esperienza visiva, ad una sorta di economia dell’occhio. Oggi emerge invece, dalle persone e dal mercato una richiesta estetica di seduzione e di eccitazione, il cui esempio incarnato è possibile rintracciare proprio nell’esperienza mediterranea che non è mai solo visiva, ma
sempre anche immersiva e polisensoriale: gusto, olfatto, suoni e colori del Mediterraneo. Alla centralità della moda oggi si sostituisce la rilevanza del gusto. Nell’economia dell’occhio l’area dell’alimentazione rimaneva ai margini: niente più che una gradevole occupazione per sopravvivere nel mondo dell’immagine. Anzi proprio la cucina e la gastronomia – con l’affermazione della nouvelle cuisine – diventava l’ultima estrema espressione di una economia dell’occhio che metteva tra parentesi proprio i sapori, lasciando spazio alle mode alimentari, tutte visive e cromatiche. Oggi invece sanciamo nuovamente il trionfo della lingua e del palato. Di una capacità personale e culturale di coltivare il gusto, di selezionarne le sfumature come nella degustazione del vino. Di riconoscerne gli addentellati profondi: la regione di provenienza, gli ingredienti d.o.c., i processi di produzione, i riti della preparazione, le regole del piacere condiviso nel consumo.
Questo può essere definito il modello della lingua, che nel mondo mediterraneo ha un ruolo centrale.

domenica 20 marzo 2011

Marketing tribale.


Legame, comunità, autenticità come valori del Marketing Mediterraneo.
Mantenere il legame fra i consumatori aiutandoli a condividere le loro passioni, creare valore di legame con le marche e i prodotti e soddisfare il loro bisogno di autenticità. Tutto ciò prestando attenzione ai gesti quotidiani e ai piccoli dettagli, creando relazioni e celebrando riti e pratiche intorno ai brand. Da quando nel 2003 uscì la prima edizione di Marketing tribale, il marketing ha visto grandi e cospicue evoluzioni, e tutte nel senso indicato allora pionieristicamente da Cova. Adesso i dettami del marketing tribale e mediterraneo sono quelli che animano e dirigono il marketing mondiale. Un successo, insomma, che si ripropone aggiornato con approfondimenti e riflessioni su nuovi casi e nuove tendenze. I casi: Loggionisti, Flash Mob, Notte prima degli esami, myNutella The Community, Eataly, Alfisti Lab, Ducati, Warhammer, World of Warcfraft, CouchSurfing, Geocaching. Le nuove tendenze: le tribù imprenditrici, i working consumers, le counter brand e le alter brand communities, la potenza narrativa della marca, le 5 dimensioni dell'autenticità percepita.

sabato 22 gennaio 2011

La nuova FIAT


da enoDNAB
Quando la pubblicità si ritorce contro.

giovedì 6 gennaio 2011

Le nuove frontiere dei consumi.


Libro a cura di Paola Rebughini e Roberta Sassatelli.
Attività ideologicamente definita come privata, il consumo è oggi uno scottante terreno di confronto fra identità culturali e politiche diverse. È nata una galassia complessa e articolata di discorsi e movimenti sociali che promuove una nuova visione del consumo, alternativa a quella “consumistica” degli anni del
boom post-bellico, e critica verso gli assiomi dell’economia politica liberale che ha accompagnato lo sviluppo capitalistico occidentale. Le nuove frontiere del consumo esprimono spesso il tentativo di ripensare e rifondare il nesso sociale a partire dallo stile di vita quotidiano.
Questo volume raccoglie gli interventi di sociologi, economisti, politologi e giuristi che si sono a lungo confrontati con le valenze politiche ed etiche dei modelli di consumo dominanti. Da angolazioni diverse, essi offrono una lettura attenta ma disincantata dei nuovi, alternativi modi di intendere il consumo. Il “consumo critico” viene innanzitutto inquadrato sullo sfondo di grandi questioni teoriche come la post-democrazia e la globalizzazione, l’emergenza ambientale, il ruolo dello stato nella regolazione dei consumi, il rapporto tra crescita economica e qualità della vita, il rapporto tra Nord e Sud del mondo. Vengono poi messi sotto la lente d’ingrandimento i protagonisti delle pratiche di consumo alternativo in Italia, considerando le loro culture politiche, le loro mappe di significato, l’intrecciarsi di consumi critici e consumi culturali, il ruolo dei nuovi canali comunicativi, i fermenti alternativi di aggregazione sociale e le vecchie e
nuove forme della distribuzione.