domenica 12 luglio 2009

Cooperazione e comunicazione per un nuovo equilibrio mediterraneo

di Boris Biancheri Presidente ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, Milano
Il Mediterraneo ha costituito e costituisce tuttora un'area dove la comunicazione è insufficiente sia all'interno dell'area, sia da quest'area verso l'esterno. Gli eventi del Mediterraneo sono immediatamente noti se si tratta di catastrofi, terremoti, atti di guerriglia o di terrorismo, ma la realtà quotidiana, quello che avviene giornalmente nell'ambito della politica di ciascuno dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo, nell'ambito dell'economia, della cronaca quotidiana, della cultura, dello sport, nell'ambito di tutto ciò che rappresenta la vita quotidiana dei suoi abitanti rimane sconosciuto. È insufficiente anche la conoscenza all'interno dell'area mediterranea. Spesso constatiamo che in parte le difficoltà del dialogo vengono dalla difficoltà di trovare un interlocutore che risponda. L'interlocuzione con la sponda Sud e la sponda orientale del Mediterraneo non è facile anche per un difetto di comunicazione al proprio interno. L'agenzia ANSA ha cercato di sopperire a questa mancanza comunicativa con la costituzione di Ansamed, un notiziario in italiano, inglese e arabo e del nuovo portale web, il cui obiettivo non è solo quello di portare notizie italiane nel Mediterraneo, ma di portare, in modo unitario, selettivo ma comprensivo, tutto ciò che ha rilevanza nella vita politica, economica e culturale dell'area mediterranea all'attenzione sia dei Paesi del Mediterraneo stesso, sia dei grandi media internazionali. Per far questo non bastano le forze dell'ANSA, ma occorre la collaborazione di tutte le forze e le agenzie che operano nei singoli Paesi del Mediterraneo: solo attraverso questo assemblaggio si può produrre un prodotto che veramente attiri anche l'attenzione dei grandi media internazionali. Esiste poi un interrogativo rilevante: cosa definisce in fondo il Mediterraneo? Non è un'unità etnica, non è un'unità linguistica, religiosa, politica, storica; è certo un'unità geografica, ma che cos'è, in realtà, che fa il Mediterraneo? Sentiamo che c'è qualcosa di comune, ma di che cosa si tratta? Ognuno dà le proprie risposte. Ritengo che se una somiglianza esiste, occorre andare a cercarla non in alto, nella stratosfera politica, ma in basso, nella vita quotidiana, ad esempio nel caffè. Non nel caffè prodotto, ma nello ¿spazio del caffè¿, ossia il luogo dove si entra, ci si incontra, ci si siede a un tavolo, ci si introduce, si vive insieme, si discute, si litiga, poi si fa pace e poi entrano dei nuovi interlocutori. Quello dei Paesi del Mediterraneo è sempre uguale ed è diversissimo dal bar americano, dal pub inglese, dalla pasticceria viennese o tedesca; è il caffè del Mediterraneo. Se si dovesse immaginare un simbolo della vita mediterranea, lo cercherei nel caffè del Mediterraneo. Che sia a Smirne, che sia a Rabat, che sia a Palermo, che sia a Marsiglia, che sia a Milano, c'è qualche cosa nel caffè del Mediterraneo che ci unisce e mi auguro che questa unione rimanga.

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